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15|10|16 MILK e La Poesia

 

‘I LIMITI IMPOSTI PER LA PRODUZIONE SONO LA MORTE DELL’ ANIMA.’

E’ stato un ragazzo di 60 kg (scarsi) a pronunciare questa frase lapidaria, quando lo ha fatto tutta la sala ha percepito il suo peso reale, o meglio della sua anima, del suo progetto, di ciò che voleva comunicare.

MILK. Marchio registrato da due creativi puri, perché di creatività stiamo parlando: la si respira quando ti siedi in quella sala colma di giovani, la si percepisce quando ascolti le parole di due ventenni che hanno un mondo in testa e vogliono metterlo a disposizione di altri, che hanno lo stesso spirito di iniziativa e le palle per mettersi in gioco. Non è da tutti, soprattutto oggi, avere la capacità di inseguire i propri sogni, assecondare il proprio ego nel corso di questa Vita. Vita che distrae, così piena di antagonismo, di paletti, di gente che dice che un giovane per spiccare deve avere un cognome importante, asserendo che chi non ne possiede uno è costretto ad arrendersi, a volere dal proprio domani nient’altro che un lavoro con una paga superiore a quella del suo prossimo.

No, no, la vita non può ridursi a questo, e lo sanno bene Domenico e Alessandro, che riescono a dare alla propria passione l’importanza che merita…

Sabato sera lo hanno dimostrato alla grande: introducendo l’evento con un manifesto all’indipendenza, una dichiarazione d’intento precisa (anche se interrotta da riflessioni/indovinelli che fanno vacillare le credenze sulla sanità mentale di Alessandro) che ha spiegato ai presenti che quell’evento non concerneva dei tentativi di protagonismo, quanto l’offerta di uno Spazio in cui esprimersi, un’estensione del palcoscenico che ospita le riflessioni silenziose e le creazioni che, per i più, rimangono ‘in potenza’ nei propri pensieri senza mai osare l’atto.

Il primo a sfruttare l’occasione è stato Alessio, che dopo l’introduzione di Alessandro si è lanciato nella promozione del suo ‘Rumore di petali’, un libro di poesie. Durante l’intervento ha parlato di sentimenti, proponendo la sua visione della poesia e del ruolo del poeta: quest’ultimo viene presentato come una diga, unico moderatore del flusso di sentimenti, che vive una condizione privilegiata in quanto chi è ‘profano’ viene invece levigato dallo scorrere dell’acqua, come i ciottoli sul letto del fiume, di carattere passivo. Per la prima volta Alessio si è aperto, si è lasciato emozionare da quello che ha creato offrendo se stesso agli altri.

Arriva così il momento di Domenico, una delle pochissime persone che possono permettersi di vestire delle bretelle senza risultare fuori luogo, o tempo. Ha parlato di metrica e flow questa volta, senza toccare il suo libro (‘Il sole, breve romanzo di un ventenne’), ha parlato di Mistaman, di Caparezza, della funzione del flusso delle parole, ha colto l’occasione per focalizzarsi sull’ importanza della cadenza, della narrazione calzante che accompagna i contenuti emozionali delle poesie, non solo le sue. Ha offerto un’opinione che per quanto possa essere acerba (ricordo che non parliamo di professori, ma di 20enni) è stata realmente in grado di dare informazioni e dimostrare competenze in un’arte che esiste da prima della scrittura.

Non è di certo un gioco da ragazzi trattare l’ infinito rimanendo attuali.

L’evento non si è chiuso con questo discorso, altroché: per metabolizzare gli interventi, gli organizzatori hanno presentato due band indipendenti (che nella zona non hanno rivali in quanto a talento e passione): Dalle stelle a Venere, che oltre ai propri pezzi hanno proposto alcune cover di Max Gazzè, seguiti dai Blunted hanno intriso l’aria di energia, ‘riformattando’ sul pentagramma i valori di indipendenza che hanno accompagnato la serata.

Mattia Sangianini

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